Presentazione

Cara/o amica/o dell'organo,

"L'organo non è uno strumento ... è un attrezzo da lavoro" È con tale sconcertante paradosso che Hermann Mathis è riuscito a polverizzare l'intangibile incanto dei presenti per la soggiogante e veneranda figura del re degli strumenti musicali, in occasione della recente visita alla sua fabbrica di organi. Dopo un attimo di evidente sbigottimento degli astanti s'è spiegato meglio: "In greco in effetti organon (imparentato con ergon: lavoro; da cui energia: attività, azione, vigore, potenza) significa principalmente strumento, utensile, strumento chirurgico, macchina da guerra, organo del corpo umano, opera, ad anche strumento musicale (in particolare a corde). Ctesibio, figlio di barbiere, genio meccanico e inventore, nel 246 a. C. costruisce un perfezionato attrezzo che produce musica, alimentato ad aria da una pompa idraulica, e possibilmente uno strumento-orchestra, che aggreghi in uno vari strumenti: un po' di zampogna, un po' di flauto di Pan, un po' di fiati...
In effetti l'organo è uno strumento che si stacca dagli altri. Gli altri sono tra le mani del musicita (flauto, violino, arpa, chitarra....), c'è una simbiosi tra artista e strumento, un contatto fisico, un amplesso che dà vita a suoni che comunicano le vibrazioni intime di chi suona. L'organo invece è fisicamente staccato dal musicista, che preme un tasto quaggiù e produce un suono che esce da qualche parte lassù... col quale è piuttosto arduo trasmettere lo stato emotivo di chi suona. Ma non è nemmeno questo il ruolo primordiale dell'organo. Alla corte bizantina, con la sua regale imponenza e funzione, esso annunciava l'entrata dell'imperatore, salutato poi col vocativo Kyrie ("signore", "sire"), ed alla fine della seduta accompagnava l'uscita del sovrano. Fabbricare organi significa quindi anche inserirsi in questa millenaria tradizione storica che tuttora affida principalmente all'organo il compito di predisporre ed elevare gli animi dei fedeli o degli ascoltatori - attraverso l'orecchio - alla dimensione del sacro, a trascendere cioè la realtà sensibile e a sintonizzarsi con quella metafisica: non per caso in tutte le religioni la musica e onnipresente e svolge un ruolo imprescindibile nei riti e nei culti".

È stato questo il succo del discorso di Mathis, un intervento sorprendente ed interessante, che ci introduce a pennello nei contenuti di questo VI bollettino, che tocca il ruolo della musica, del canto (dell'orecchio) nell'ambito liturgico (e non solo), col quale ogni organista si trova confrontato, non foss'altro che per accompagnare i canti, fatto apparentemente banale ma non privo talora di asperità, per cui da tempo si sente l'esigenza di proporre formule semplificate di accompagnamento, o di approfondire aspetti esecutivi in corsi appositi. Inoltre c'è un competente contributo sul nostro strumento, qui quello di Lodrino, visitato in primavera, a cui si aggiungono quello di Osogna, conosciuto e fatto conatare col nostro concerto annuale, poi le visite successive a quelli di Losanna e Näfels.
Sperando quindi di affrire anche stavolta spunti stimolanti, ci congediamo con un arrivederci ai prossimi appuntamenti nostri o ai concerti organizzati nel cantone.

 

Il disegno di copertina, un omaggio all'organo più noto del Ticino per l'omonimo festival organistico, è opera di Dagmar August di Neuchâtel, che molto cortesemente offre a tutti i nostri lettori una copia della sua opera. Ringraziamo sentitamente a nome di tutti Dagmar August per la squisitezza del suo gesto.
Chi fosse interessato ad ordinare altre copie della cartolina puó rivolgersi all'artista.

Dagmar August, Rue G. A. Matile 51, 2000 Neuchâtel
Dagm-art@gmx.net

 

Valid XHTML 1.0 Strict