Editoriale

Ma voi, lettori, cosa ne pensate? Il livello della nostra cultura organistica è proprio così alto? o così basso? Scriveteci, fateci sentire la vostra opinione! Saremo ben lieti di ospitare le vostre idee e di aprire un dibattito.
Così si concludeva l'editoriale del nostro ultimo Bollettino (N.13).

Siamo sinceri: non si può certo dire di essere stati sommersi da una valanga di corrispondenza in proposito (ma certamente non è la quantità che fa la qualità!).
Grazie quindi a Ivano Drey e a Mario Schwaller che hanno aperto il dibattito, espri-mendo le loro convinzioni.
Questi due scritti - condivisibili o no - hanno il pregio di essere estremamente chiari, anche se le idee espresse sono - per certi aspetti - antitetiche. In particolare, per quanto concerne l'uso dell'organo nella liturgia cattolica, l'uno afferma che uno spazio per l'organo potrebbe essere ritagliato nel cosiddetto "stacco musicale" dopo l'omelia; l'altro invece è assai contrario a questa "usanza estranea", e non trova corretto "costringere qualcuno a dedicare un tempo apposito per l'audizione di un brano musicale, pur bello e ben eseguito che sia". Queste prese di posizione hanno suscitato un dibattito pure all'interno della Redazione del Bollettino (ossia all'interno del Comitato), dibattito che non ha portato a unanimità di vedute.
Anche fuori dal Comitato, nella pratica domenicale, troviamo echi di questa scarsa consonanza di intenti. In alcune parrocchie tale momento musicale è stato introdotto con l'approvazione del parroco e l'apprezzamento dei fedeli; in altre invece succede il contrario. Addirittura in una parrocchia tutti gli organisti hanno ricevuto pochi mesi fa un avviso in cui si detta che "la breve suonata dopo l'omelia viene soppressa a favore d'un breve momento di silenzio": una comunicazione la cui sorprendente laconicità lascia intuire quale sia l'apprezzamento per il loro servizio.
Discussioni che fanno certamente un po' sorridere chi frequenta i culti delle chiese evangeliche: lì infatti l'organo ha un suo ministero da svolgere; un ministero ben codificato dalla tradizione. In particolare il suono dell'organo viene sentito come parte integrante della liturgia, e il brano organistico dopo il sermone è consolidato da una lunga prassi.
Ma sono davvero questi i problemi più grossi che le chiese (nella fattispecie, quella cattolica) devono risolvere? O sono "fastidi grass", come avrebbe detto mio nonno, usando una colorita espressione dialettale?
Problemi e discussioni di nessuna importanza, dunque.
Ma è proprio così?
La discussione continua.

Lauro Filipponi

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