Editoriale
Festival Organistico di Magadino, Festival Antegnati di Bellinzona, Rassegna Organistica Valmaggese, Rassegna Organistica Leventinese, Settembre Organistico di Morbio Inferiore, Matinées Organistiche nella Collegiata di Locarno. E sono solo le più importanti rassegne di musica organistica in Ticino (vedi pagine 28-29). Ma non è tutto. Aggiungiamo ancora vari altri concerti organizzati al di fuori delle rassegne citate: i sei concerti con l'opera omnia di Liszt tenuti a Canobbio, i due di Lugano-Besso con i Corali di Lipsia, il Concerto ATO di Chironico, il momento musicale di Gordola, i concerti "Musik und Wort" organizzati nella chiesa evangelica di Ascona. E ci fermiamo qui, perché sarebbe cosa ardua fare un elenco esaustivo: non me ne vogliano gli organizzatori degli appuntamenti organistici non citati. Ogni anno una cinquantina abbondante di appuntamenti organistici, spesso con interpreti di grande prestigio.
Ticino, terra di organisti (o per lo meno di musica d'organo), verrebbe quasi voglia di dire! C'è quindi più di un motivo per rallegrarsi: l'organo non rimane un oggetto da museo, inattivo, inanimato, inascoltato all'interno dell'edificio sacro.
Ma entriamo ora in una delle chiese (e sono circa 140 in Ticino) dove sappiamo esiste un organo. Ed entriamo proprio durante il servizio liturgico domenicale. Ci aspettiamo certamente che fedeli e operatori liturgici, ben coscienti del valore musicale, storico e artistico dell'oggetto" che hanno a disposizione, cercheranno di metterlo nella miglior luce; ci aspettiamo di partecipare a una liturgia che tenga conto della presenza di uno strumento che ha sempre avuto (ed ha tutt'ora) una grandissima importanza nei rapporti tra l'umano e il divino, nella ricerca del bello.
E invece cosa succede? Nei servizi liturgici domenicali (soprattutto nelle chiese cattoliche, anche se qualsiasi generalizzazione non è lecita) spesso l'organo tace. Oppure l'organo accompagna i canti ... e basta. Certo, accompagnare un canto in modo creativo, oltre ad una forma di servizio, è anche arte. Ma è questo l'unico e il miglior servizio che noi possiamo rendere a uno strumento, spesso frutto di numerosi sacrifici fatti dai nostri avi?
Siamo tutti un po' responsabili di questa situazione: gli organisti, che non vogliono o non riescono a far parlare in modo adeguato il loro strumento; gli operatori liturgici che non sanno dare uno spazio adeguato alla musica organistica in tutti i suoi aspetti; i fedeli che, non rendendosi conto di quanto sta succedendo, si adagiano al quieto vivere.
E l'ATO cosa fa in proposito? Il corso proposto da Marina Jahn (vedi pagina 24) vorrebbe essere un primo tassello di un percorso che cercherà di valorizzare l'organo e il ruolo dell'organista.
Ma voi, lettori, cosa ne pensate? Il livello della nostra cultura organistica è proprio così alto? o così basso? Scriveteci, fateci sentire la vostra opinione! Saremo ben lieti di ospitare le vostre idee e di aprire un dibattito.
Lauro Filipponi