Ricordo di Gabriele Brazzola (1960-2008)

Ci sono persone che, per un imperscrutabile gioco del destino, vedono le loro esistenze scorrere in parallelo e incrociarsi in modo sorprendente e a più riprese: è il caso di Gabriele Brazzola (scomparso lo scorso mese di agosto) e del sottoscritto.
Conobbi Gabriele (classe 1960, come me) nel giugno del 1978: mi trovavo al primo Convegno delle corali liturgiche di Morbio come organista della Corale Unione Armonia. La mattina si cantò la Messa comunitaria sotto la direzione dell'autore, don Luigi Cansani. Appena entrato in chiesa non potei resistere e infilai la scala dell'organo: mi trovai di fronte un giovane con la barba, serio (a me sembrò, in quel frangente, persino antipatico...qualche anno dopo glielo dissi e ci ridemmo su), che non mi dette retta più di quel tanto. Mi disse appena il suo nome: Gabriele Brazzola.
Il caso volle che i nostri destini tornarono ad incrociarsi tre anni dopo, in occasione di una delle scadenze fondamentali nella vita di un giovane: la scuola reclute che frequentammo insieme nelle truppe Sanitarie a Moudon.
Furono quattro mesi intensi, fatti di vita in grigioverde, di lunghe trasferte nel fine settimana sull'automobile di Gabriele, ma soprattutto di momenti lieti e tristi: ricordo la sera di inizio autunno dove lo vidi sparire nell'oscurità della notte per raggiungere casa sua dove era stato richiamato dalla morte di suo padre, da tempo malato.
La nostra amicizia ebbe poi modo di rinsaldarsi in seguito anche grazie ai corsi di ripetizione.
Dopo la scuola reclute i nostri destini tornarono ad incrociarsi al Conservatorio di Zurigo dove ci vedevamo poco: lui, più avanti di me negli studi, era allievo di Erich Vollenwyder, mentre io ero nella classe di Janine Lehmann.
Come organista Gabriele era straordinario: grande virtuoso dello strumento fu l'unico ticinese che, nella storia, ebbe l'onore di venir invitato da Jean Guillou a tenere un concerto sul mastodontico strumento di St. Eustache a Parigi (all'epoca l'organo più grande di Francia).
I nostri destini continuarono ancora ad incrociarsi: il caso volle che, a pochi anni di distanza, entrambi assumessimo la direzione di due dei maggiori Cori di ispirazione popolare del Cantone; i "Cantori delle Cime" lui e la "Vos da Locarno" io.
A livello professionale ci ritrovammo colleghi alla Magistrale prima e, in seguito, all'Alta Scuola pedagogica. Poi Gabriele fece altre scelte professionali, dedicandosi al Liceo. Insegnante appassionato e coinvolgente, sapeva sorprendere gli studenti e i colleghi (ma anche i suoi coristi) con scelte e proposte sempre innovative, mai scontate, a volte magari anche provocatorie (comunque supportate da una carica che alla fine gli dava sempre ragione).
La sua prematura partenza impoverisce la nostra terra di uno dei musicisti e dei didatti della musica tra i più straordinari.
Dal canto mio ricorderò sempre questo autorevole, ironico, pungente, affettuoso, saggio, competente, sorprendente, straordinario amico.

Giovanni Galfetti

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