Editoriale
Il 20 settembre 2002 prese forma un'idea che già da tempo stava maturando in Ticino: dalla consapevolezza che gli organi esistenti nelle nostre chiese hanno un valore storico ed artistico indiscutibile e dal desiderio di arricchire le conoscenze e la competenza di tutti coloro che sono interessati a questo mondo sonoro nacque l'Associazione Ticinese degli Organisti.
E fra i promotori, Livio Vanoni, primo presidente dell'Associazione. Già si sapeva che Livio avrebbe presto ceduto questa responsabilità che, a suo dire, gli era così poco congeniale. E così, dopo un quinquennio, l'ATO si trovò confrontata con il problema della ricerca di una persona che l'avrebbe aiutata a camminare nel solco tracciato in quei primi anni di vita.
A dire il vero, fui molto sorpreso quando l'Associazione, per tramite del suo Presidente e dell'intero Comitato, si rivolse a me. La mia prima risposta fu negativa, poiché mi sentivo assai poco preparato ad assumere tale responsabilità. Da bravi e buoni organisti quali sono, Presidente e Comitato sapevano però che quando si affronta un nuovo brano non ci si deve arrendere alle prime difficoltà: occorre insistere e ripetere le stesse battute tanto quanto è necessario. E all'insistenza si accompagnò la possibilità offertami di partecipare alle riunioni di Comitato, in qualità di osservatore.
E lì trovai uno spirito di grande collaborazione. Se é vero che il valore dell'attività di un'Associazione dipende dal senso di responsabilità che tutti i membri sanno assumersi, allora posso dire che il lavoro svolto dal Comitato è il miglior biglietto da visita dell'ATO. L'Assemblea del 7 marzo scorso decise dunque di affidarmi la Presidenza, e io accettai, sapendo di poter contare sull'aiuto e sulla collaborazione del Comitato, e di voi tutti.
E su quali linee cercherò di scrivere la futura musica dell'Associazione?
Quale sarà il registro "Principale" che dovrà sostenere le nostre attività?
Una prima risposta: nel motto "conoscere per apprezzare". Conoscere il valore dei nostri strumenti, antichi e moderni; conoscere la letteratura che l'ingegno umano ha prodotto per questo meraviglioso strumento.
Ma anche "apprezzare per conoscere". Apprezzare il nostro servizio, apprezzare lo strumento che riusciamo a far cantare sotto le nostre dita: e questo è una molla che ci spinge ad approfondire il nostro pensiero, la nostra competenza e conoscenza.
Quindi conoscere per apprezzare e apprezzare per conoscere: come un canone infinito, come una spirale senza fine che si avvolge attorno all'essenza delle cose e al senso della vita.
Lauro Filipponi